Birrificio Sorrento & Friends 2017

Ciao Lucio...
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venerdì 22 gennaio 2010

Pastorizzazione?...No grazie!

"Birra Artigianale non pastorizzata, non filtrata e senza conservanti"...

bene...cui prodest? A chi giova tutto ciò?
Cara Medea, ovviamente a tutti coloro che amano la Birra e proviamo a spiegarti perchè.

Cominciamo dalla pastorizzazione che altro non è che un trattamento termico degli alimenti, dai 60° ai 100°C, per aumentarne la conservazione uccidendo gran parte dei microrganismi sensibili al calore. Bene...anzi no...anchei lieviti sono microrganismi sensibili al calore. Uccidere i lieviti significa fermare la birra a quel preciso istante, non evolverà mai più. Potrà essere bev
uta magari tra due o più anni ma non aggiungerà nulla di più al gusto, all'olfatto e alle altre caratteristiche. Una Birra Artigianale non pastorizzata è accompagnata per tutta la sua vita dal lento e costante lavoro dei lieviti, evolvendo e affinandosi. La sua vita sarà più breve, prima o poi i lieviti non troveranno più cibo, ma le sensazioni boccali e olfattive che potrà regalarci possono essere in alcuni casi sbalorditive. Intendiamoci la pastorizzazione in alcuni alimenti è più che necessaria soprattutto per la salvaguardia della nostra salute. Nel caso della Birra o del miele, però, ci toglie qualcosa e il più delle volte a soli fini commerciali. Il rischio salute nella Birra è pressocchè nullo anche senza pastorizzazione: l'obiettivo del birraio è quello di far proliferare solo i lieviti selezionati i quali essendo più forti ed in numero maggiore prevarrano sugli altri microrganismi, e se proprio si dovesse fallire una birra infetta risulta imbevibile anche ad un profano.
L'unica filtra
zione che una Birra Artigianale dovrebbe subire è quella delle trebbie. Immaginate il grosso pentolone in cui viene mescolato malto macinato e acqua, ad un certo punto il cuore del malto si scioglierà nell'acqua lasciando la buccia dei chicci vuoti, le cosiddette trebbie che essendo più pesanti precipiteranno sul fondo. Quando saranno compattate aprendo il rubinetto alla base della camera di cottura (il pentolone) si farà scorrere lentamente il mosto tra il letto di trebbie raggiungendo il duplice obiettivo di trattenere le eventuali farine in sospensione, rendendo il mosto limpido, e contemporaneamente sciogliendo gli ultimi zuccheri rimasti nelle bucce. Un processo del tutto naturale senza l'ausilio di pompe e filtri meccanici che rischierebbero di alterare anche le proprietà organolettiche della Birra.
Infine la dicitura "senza conservanti"...sarebbe più corretto dire "senza conservanti chimici" in quanto, come già precisato in un post precedente, il luppolo ha anche la funzione di conservante naturale.
Mamma mia mi è venuta una sete che quasi quasi mi stappo proprio una bella bottiglia...anzi senza quasi...prosit!

mercoledì 20 gennaio 2010

La XIII fatica di Ercole...la Rifermentazione in bottiglia

Ammesso che sia andato tutto bene (la ricetta era stata ben calibrata, il luppolo era quello giusto, la degradazione degli amidi del malto in zuccheri si è svolta nel miglior modo possibile, quei "rompi" dei lieviti hanno deciso di fare un buon lavoro) arriva la "mazzata" finale...il tempo della rifermentazione in Bottiglia...già accussì fa paura!
Inutile dire che è una pratica prettamente utilizzata nella produzione di Birra Artigianale. Solo se si fa la scelta commerciale della qualità , del prodotto esclusivo, si ci può permettere di tenere la Birra, a temperatura controllata, ferma in magazzino per almeno 3 settimane. per aspettare una carbonazione naturale...altrimenti si è solo dei pazzi scatenati.
La tecnica della rifermentazione in bottiglia è molto simile al méthode Champenoise o metodo classico utilizzato nella produzione degli spumanti. In pratica si riattivano i lieviti ancora in sospensione aggiungendo dello zucchero e/o del lievito fresco al momento dell'imbottigliamento. Preso lo "zabaione" i lieviti si rimetteranno al lavoro consumando l'ossigeno ancora presente nella bottiglia, con conseguente maggior durata del prodotto, e producendo anidride carbonica che darà vita alle nostre amate bollicine. La rifermentazione permette la creazione di altri esteri, quindi sapori più o meno forti ed in evoluzione. E' importante regolare la termperatura in base alle varie fasi evolutive del lievito per questo motivo si applica un manometro alle bottiglie (vedi foto) per capire cosa sta accadendo al loro interno. La differenza sostanziale tra la rifermentazione della Birra e quella degli Spumanti è che in questi ultimi vengono quasi completamente elimitati tenendo la bottiglia a testa in giù e ruotandola periodicamente (Rémuage), raccogliendo così i sedimenti nella bidule (piccolo contenitore posto sotto al tappo a corona), al momento opportuno si toglierà il tappo a corona ostituendolo con uno di sughero. Nella Birra ciò non avviene in quanto i lieviti non sono così numerosi (in numero di cellule) e tenaci da creare problemi al prodotto anzi il lieve sedimento sul fondo contribuisce alla caratterizzazione del prodotto. Alla rifermentazione è l'ora di cambiarsi la settima camicia...sudata!

giovedì 14 gennaio 2010

se li conosci..."Li-eviti"!

Con i lieviti c'è un rapporto di odio e amore. L'amore scaturisce dal fatto che se capisci come "trattarli" ti ricompensano di tante fatiche. L'odio nasce quando il feeling con un particolare ceppo tarda ad arrivare. Come con le donne anche con i lieviti può esserci il colpo di fulmine o il lungo corteggiamento, e come le donne sono capaci di farci soffrire...ma meglio le donne che i lieviti...e ci mancherebbe! Fondamentalmente esistono due categorie di lieviti: Saccharomyces cerevisiae e Saccharomyces carlsbergensis. I primi sono lieviti top-fermenting che fermentano a temperature "elevate" (generalmente tra i 18°-24° C) e nella parte superiore del mosto, i secondi sono bottom-fermenting e prediligono temperature tra i 10°-14°C e il fondo del mosto. La differenza tra le due categoria è abissale...sono il giorno e la notte! I cerevisiae sviluppamo molti più esteri dai toni fruttati e speziati conferendo alla Birra un profilo aromatico molto più complesso ed intrigante. I carlsbergensis sono invece un po' più "tirchi" di complessità ma svolgono il loro lavoro molto più velocemente e con meno rischi di infettare il mosto, evitando ingenti perdite di prodotto...non a caso sono i preferiti dall'industria. Per infezione si intende il proliferare nel mosto di lieviti "selvaggi", non selezionati, presenti nell'aria che respiriamo e che possono sviluppare sapori e profumi sgradevoli...quindi niente di dannoso per la salute assolutamente, ma la birra che ne scaturisce va gettata via! Vi sono comunque un bel po' di Birrifici Artigianali che producono ottime birre a bassa fermentazione. Noi preferiamo i saccharomyces cerevisiae perchè sono più intriganti ma anche una gran rottura di scatole!!! Per ogni categoria sono stati selezionati diversi "ceppi" tutti con caratteristiche ed esigenze diverse, quindi avremo svariati tipi di lieviti appartenenti alla "famiglia" dei saccharomyces cerevisiae ed altri, anche se in numero decisamente inferiore, appartenenti ai saccharomyces carlsbergensis. La difficoltà di lavorare con i lieviti consiste nel riuscire a creargli il miglior habitat possibile in cui possano proliferare e lavorare al meglio: il mosto prodotto e le temperature ambientali gli devono essere graditi...non accettano compromessi. Temperature troppo basse tendono a renderli "sonnacchiosi e apatici" aumentando i rischi di infezioni, troppo alte li stressano portando acidità ma se il mosto non ha il ph acido al punto giusto non si riproducono...e che stress...ma è così, non vi è soluzione.
Se li conosci...lieviti, ma se li conosci forse li-eviti!!!

giovedì 24 dicembre 2009

L’Approccio Olfattivo

Il primo approccio olfattivo tende ad individuare nella Birra le materie prime ossia malto e luppolo per stabilire se sono più predominante il primo o il secondo. Ciò ovviamente presuppone che si conosca il profumo del malto o del luppolo. Noi siamo a disposizione pe fornire piccoli campioni di malto e luppolo per chi volesse mettere in pratica la teoria o semplicremente divertirsi con gli amici organizzando degustazioni nelle piovose serate invernali. Sinteticamente possiamo dire che il malto da sentori di tostatura, di caramello e/o di miele mentre il luppolo da sentori che ricordano l’erba, il fieno ecc.

Nel secondo approccio si tenta di riconoscere fiori e piante riconducibili alla nostra memoria olfattiva.

Dopo aver analizzato il floreale si passa alla ricerca degli
aromi fruttati che derivano generalmente dagli esteri, quelle sostanze che si formano durante la fermentazione grazie al lavoro dei lieviti. Abbiamo numerose “famiglie” di esteri, in seguito magari pubblicheremo anche del materiale tecnico, per ora accontentiamoci di sapere che esistono!!!

Il quarto e ultimo approccio olfattivo tende alla ricerca di aromi e profumi più insoliti: dalla coperta di cavallo al copertone bruciato, passando per il mazzo di carte vecchio tanto per fare degli esempi. E' un momento molto divertente ma può essere molto soggettivo l’importante è non prendersi troppo sul serio…
Dal prossimo post finalmente si beve!!!

martedì 22 dicembre 2009

Shhhhhhhhh...

Silenzio...non facciamo rumore, la "piccola" Syrentum sta riposando! Lo farà fino ai primi di Gennaio 2010 quando la "sveglieremo" per farla diventare grande in bottiglia.








Classico fermentatore in acciaio. In questa fase i lieviti stanno cibandosi degli zuccheri del mosto producendo alcol ed anidride carbonica. Dal loro lavoro dipenderà la maggior parte delle caratteristiche finali della Birra...c'è ancora tanto da aspettare e da stare allerta! Per ora va tutto bene, lasciamoli in pace e...
Buon lavoro.